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“IL GIARDINO DEI CILIEGI”, regia di Giancarlo Nanni

IL GIARDINO DEI CILIEGI di Anton Cechov – 2007

Dopo Il Gabbiano Manuela Kustermann e Giancarlo Nanni affrontano nuovamente il grande Cechov con la messa in scena del suo dramma più bello e struggente, ma anche più attuale. Il tema del testo è infatti quello della distruzione della natura e della bellezza da parte di un capitalismo arrogante e prepotente, che allora era agli inizi, ma che continua sempre peggio.

Il vecchio giardino dell’aristocratica possidente Liuba Andreevna, che ogni anno fiorisce di meravigliosi fiori bianchi, è ipotecato e né lei né la famiglia è capace di fare qualcosa. Sarà acquistato da Lopachin, un ex servo della gleba arricchito, che lo abbatterà per costruirci delle villette per accontentare le smanie di villeggiatura dei nuovi ricchi.

Il vecchio mondo dei proprietari terrieri, abituati all’agiatezza ed allo sperpero, ma incapaci di gestire i propri affari, rappresenta una classe sociale il cui ruolo storico si è esaurito. È sostituito dalla classe degli affaristi, personaggi quanto mai attuali.

La stesura di questo capolavoro costò a Cechov tre anni di lavoro e fu terminata alla fine del 1904, a meno di un anno dalla sua morte. E fu in questi anni che le sue convinzioni ideologiche si rafforzano, come dimostrano le sue posizioni sull’affare Dreyfus, le dimissioni dal giornale reazionario “Tempo nuovo” e dall’Accademia delle Arti per solidarietà con Gorki, che ne era stato espulso.

Cechov morì di tisi nel 1905 mentre sulla Russia soffiavano già i venti della rivoluzione che di lì a pochi anni avrebbe cancellato sia i proprietari terrieri che i nuovi ricchi.

Note di regia

“…abbiamo iniziato con dei malintesi e cosi finiremo…mi sembra questo il destino di questa pièce…”

Anton Cechov 26 nov.1903

Così questo parto lunghissimo della commedia di Cechov prende vita nella nostra scena e il paragone con la nostra situazione attuale, del nostro teatro Vascello, voglio dire mi pare immediato.

Certo questa famiglia aristocratica, (ma già meticcia: la nobildonna Liuba che sposa un avvocato dissipatore, che ha un amante, che infrange le regole, che scappa dal dolore per il figlio annegato, ma che incontra nuovo dolore a Parigi) non sa adattarsi al cambiamento, alle nuove regole; e così tutti gli altri componenti di questa famiglia alla deriva, che dipendono da Lei, da ciò che Lei rappresenta.

Ma il nuovo mondo del figlio della plebe Lopachin, non l’affascina, non la convince, “è volgare “.

E il giovane, l’eterno giovane Trofimov, conferma questa distanza tra due mondi, ne preannuncia un terzo, utopistico, sognato, un mondo dove non ci siano più diseredati, dove ci siano asili nido, case per gli operai e per i poveri, assistenza e solidarietà, che ancora oggi qui in Italia, simile alla Russia di cento anni fa, ancora non esistono o non sono abbastanza, dove ancora immigrati dormono in 40 in una stanza, dove non c’è pietà e solidarietà, ma egoismo e corruzione.

Ma in questo testo si parla anche spesso di sogni: tutti sognano, ma non sanno trasformare i sogni in realtà. Ci sono in questo testo solitudini clownesche, egoismi e orgoglio a dismisura. Tutti sono posseduti da un “orgoglio mistico” che non si svela, ma che li racchiude in bozzoli mai esplosi in farfalle. Come dice il poetico Ripellino: “qui è presente il rombo del vuoto, la cavernosa risonanza del destino”.

Commedia di esistenze di tutti i giorni: Cechov ci introduce nel nulla delle nostre esistenze, ma riscattate dalla sofferenza, dal vago e indeciso sogno verso il futuro. La speranza che, dopo aver tutto perduto, tutto si ritrova nel cambiamento, ci aiuta a sopportare il nostro destino. A noi la vita potrà togliere tutto, ma non potrà togliere la libertà di inventare il futuro. Lo spazio desertico del nostro palcoscenico viene occupato da fantasmi, da miraggi, da pitture che rievocano atmosfere dell’arte del ‘900, fatte con nulla, con la carta, il materiale su cui gli artisti scrivono i loro sogni o dipingono le loro meravigliose illusioni, a dimostrazione che esistono SOGNI CHE IL DENARO NON POTRA’ MAI COMPRARE.

Giancarlo Nanni

Personaggi e interpreti

Liuba Andreevnapossidente    Manuela Kustermann
Aniasua figlia                             Astra Lanz
Variasua figlia adottiva              Sara Borsarelli
Leonid Gaev, fratello di Liuba     Paolo Lorimer
Ermolaj Lopachin mercante       Pietro Bontempo
Piotr Trofimov, studente             Sandro Palmieri
Piscik possidente                         Massimo Fedele
Charlotte governante                 Tatiana Winteler
Epichodov contabile                  Andrea Dugoni
Dunjasa cameriera      Francesca Fava/ dal 25.4 Gaia Benassi
Firs cameriere                              Felice Leveratto
Jasa cameriere                             Marco Petri
Un viandante                            Andrea Dugoni

Regia di Giancarlo Nanni

Scene e costumi Giancarlo Nanni, Chiara Paramatti, Sara Bianchi – Luci Valerio Geroldi – Video Aqua Micans Suono Francesco Milizia – Assistente alla regia Gaia Benassi – Direttore di scena Daniela Gusmano – Macchinista Danilo Rosati – Laboratorio Scenografico Leonardo LaVitola, Alessia D’Aversa. Giorgia Mescini

una produzione La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello

FONTE: https://www.teatrovascello.it/